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Posts Tagged ‘обсценная лексика’

Questo termine, più diffuso rispetto a хуй e пизда, a seconda del contesto in cui è inserito può:

  • significare umiliazione: ебут и фамилию не спрашивают [Rossi, 1987: 108], traducibile in “ti scopano senza nemmeno chiederti come ti chiami”;
  • determinare l’effetto di un qualcosa: мороз ебёт, letteralmente “il freddo scopa” [Ibidem], ad esempio in una parodia della poesia Зима! Крестьянин торжествует di Nekrasov troviamo:

“Зима! Крестьянин торжествует, надел тулуп и в хуй не дует, мороз ебёт, а он не чует!”, traducibile in “È inverno! Il contadino esulta, ha indossato la pelliccia e se ne sbatte il cazzo, il freddo spacca ma lui non lo sente!” [http://mat.al.ru/index.php?id=lv];

  • avere il significato di: “far chiasso”, “litigare”, oppure di взъебывать – “farsi il culo”, ad esempio:

“У меня нет времени с тобой долго ебаться- разъяснил как работать, иди и вкалывай”;

  • avere il significato di “colpire”, ad esempio:

“Я его ёбнул ломиком по башке и он до сих пор в больнице.”, ovvero “Gli ho spaccato una spranga su quella testa di cazzo e da allora è in ospedale” [Rossi, 1987: 109];

  • infliggere un castigo: выебать и высушить, metterlo nel culo per dritto e per traverso [Buj, 1995: 173]:

“Ты что, бля, охуел? У тебя через неделю обсуждение, а ты только первую главу заканчиваешь! Тебя за это выебут и высушат”, traducibile in “Cazzo c’hai, ti sei rotto il cazzo? Tra due settimane hai l’esame, e stai finendo solo adesso l’ultimo capitolo! Per questo vorrei che te la mettessero nel culo per dritto e per traverso” [Ibidem];

  • avere il significato di “far perdere la pazienza”, “fottere”, “prendere per il culo”:

ебать мозги кому-либо, letteralmente “scopare il cervello a qualcuno”. [Ivi: 176]: “Я знаю, Чернышевский, куда ты, пропадлина, гнешь, но мне мозги заебать трудно. Кто их заебёт, тот и дня не проживёт”. (Ibidem);

  • riferirsi in maniera molto volgare al rapporto sessuale, come я хочу тебя ебать, ovvero “ti voglio scopare”.

La generazione degli scrittori degli anni ’80/’90 ha utilizzato il мат come fondamentale mezzo espressivo, permettendo loro di trasmettere ai lettori le proprie emozioni (principalmente nelle opere di A. Borodyna, V. Erofeev, A. Korolev, E. Limonov, V. Piskunov, E. Popov, V. Tokareva e in quelle di molti altri scrittori contemporanei).

Essendo il russo, rispetto ad altre lingue, composto  da  un  numero  incredibilmente  alto  di  termini  volgari, recentemente sono stati pubblicati anche veri e propri dizionari del матерный язык. Infatti, da una singola parola, per esempio ебать, è possibile creare un’infinità di termini, ad esempio:

  • verbi взьебывать – доебаться – ебануть – забеться – заебать  заебываться – наебать – наебнуть – наебывать – отъебаться,
  • sostantivi взъёбка – долбоёб – дуроёб – ёбака – ебало – ебальник – ебанатик  ёбарь – ебистика – ебливая – ебло – ёбля – заеба – ебунебук – заебанец – мозгоёб – мудоёб – поебень – разъёба – уёбище – уёбок,
  • aggettivi ёбанный – ебанутый – заёбанный – разёбанный – разъёбанная – ёбнутый, e via dicendo.

(Tratto dalla tesi di laurea di Francesco Vaccarezza – Il мат russo tra storia e pragmatica, dell’Università degli Studi di Genova)

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Secondo Kalabugin [1994: 2-5], “il мат è una lingua estremamente povera di significato”. Tuttavia questo non è del tutto vero. Il мат possiede un vasto assortimento di termini, che possono avere più significati a seconda del contesto in cui vengono inseriti.

Il termine хуй (o la sua radice), può dare origine ai seguenti fraseologismi, consentendo di:

  • indicare il desiderio di avere un rapporto sessuale, come: бросаться на хуй кому-либо, letteralmente gettarsi sul cazzo di qualcuno [Buj, 1995: 1]:

“Ты бросаешься на хуй первому встреченному! Девичью честь надо беречь.”, ovvero “Tu la metti in faccia al primo che passa! Bisogna tenere alto l’onore femminile!” ;

  • mandare qualcuno a farsi fottere, ad esempio: идти на хуй/ послать на хуй [Ivi: 1, 23]:

“Пошел на хуй, мудак!”, vale a dire “Vaffanculo, bastardo!”;

  • avere il significato di inutilità, ad esempio: на (кой) хуй / на хуя (нужен) – non servire a un cazzo [Ivi: 11]:

“… и я могу спокойно писать свои стихи, которые ни здесь, в вашей Америке, ни там, в СССР, на хуй не нужны.”, ovvero “…e io posso tranquillamente scrivere le mie poesie che, tanto qui, nella vostra America, quanto nell’URSS, non servono a un cazzo”.  [Limonov, 1993: 6];

  • indicare lo status di qualcuno o di qualcosa, ad esempio: не считать за хуй – non valere un cazzo [Buj, 1995: 15], variante volgarе di ни во что не ставить – contare meno di zero.

“После этих дел мы его за хуй не считаем.”, vale a dire “Dopo quello che è successo per noi non vale un cazzo.” (Ibidem)

  • indicare solitudine, ad esempio: один как хуй – solo come un coglione:

“Проторчал всё лето на даче один как хуй.”, ossia “Sono rimasto nella dacia tutta l’estate ad aspettare, solo come un coglione”. [Ivi: 17];

  • indicare indifferenza, disinteresse o ignoranza, ad esempio:
  1. один хуй/ мне по-хую/ я в хуй не дую: “Да мне один хуй, кто ты есть.”, ovvero “Ma a me che cazzo me ne frega di chi sei.” [Ivi: 18];
  2. хоть бы хуй, – come se non stesse succedendo un cazzo: “На него машина едет, а он хоть бы хуй.”, [Ivi: 27];
  3. хуй и/его знает, – chi cazzo lo sa/conosce: “Хуй и знает, что сказать. / Хуй его знает.”, vale a dire “Chi cazzo lo sa cosa dire. Chi cazzo lo conosce”. [Nemirov, 1999: 107];
  • esprimere rabbia, ad esempio quando non si riceve minimamente quello che ci si aspettava, ad esempio: получить / иметь хуй [Buj, 1995: 21], traducibile in: “ottenere un cazzo”:

“Блядь! Работаешь, работаешь, а имеешь хуй.”, ovvero “Porca troia! Lavori, lavori, e non ottieni un cazzo” (Ibidem);

  • indicare una disgrazia o una mancanza, ad esempio:
  1. девятый хуй без соли доедать (letteralmente: mangiare nove cazzi aaaaaaaaasenza sale)  – patire la fame [Rossi, 1987: 439];
  2. сосать хуй– non avere abbastanza risorse economiche per vivere, “attaccarsi al cazzo”: “Сейчас – нажраться, а потом – хуй сосать?!.” [Buj, 1995: 25];
  • esaltare i difetti fisici di una persona, ad esempio:
  1. хуй в очках – persona che indossa occhiali da vista, ad esempio: “К тебе тут заходил какой-то хуй в очках.”, ovvero “Ti si è avvicinato un coglione con gli occhiali” [Ivi: 32];
  2. хуй моржовый – forma di saluto colloquiale utilizzata tra uomini, che letteralmente significa “cazzo di tricheco” ma equivalente all’italiano “testa di cazzo”: “Здорово, хуй моржовый! Где ты пропадал целую вечность!”, vale a dire “Ciao, testa di cazzo! Dove sei finito tutto questo tempo!” [Ivi: 35];
  3. хуй на блюде (un cazzo sul piatto) – uomo goffo (nell’aspetto fisico): “Все люди как люди, а ты как хуй на блюде.” [Ivi: 36];
  4. хуй неумытый – forma che indica una persona che non cura la propria igiene, utilizzata anche in modo ironico, traducibile in “sudicio di merda” [Ivi: 37]: “Ты! Хуй неумытый!” [Erofeev, 1995b: 214];
  • esprimere l’impossibilità di capire qualcosa o qualcuno, ad esempio: хуй поймёшь /разберёшь – non capisci un cazzo [Buj, 1995: 38]: “А я хуй поймешь, что у него на уме.” [Plutser-Sarno, 2002a: 168];
  • indicare l’impossibilità di superare i propri limiti, ad esempio: через собственный хуй не перепрыгнёшь, letteralmente: “non puoi saltare oltre il tuo cazzo” [Buj, 1995: 40]: “Давай ещё по одной? – Нет, хватит. Через собственный хуй не перепрыгнёшь, всей водки не выпьёшь.” (Ibidem);
  • esprimere stupore, ad esempio: подавится хуем – strozzarsi con il cazzo [Ivi: 42]: “Эта мурцовка всем за трояк даёт. Вчера её Петюня харил. Не веришь? Чего заткнулся? Хуем подавился?” (Ibidem);
  • indicare oziosità, ad esempio: хуем груши околачивать / сбивать, letteralmente “far girare le pere con il cazzo” [Ivi: 44], traducibile in “grattarsi i coglioni/le palle/l’uccello: “Он всю жизнь хуем груши сбивал, да за девками бегал!” (Ibidem);
  • denotare il raggiungimento di uno scopo a spese di qualcuno, ad esempio: на чужом хую в рай въехать – entrare nel paradiso di quelli che non vogliono fare un cazzo [Rossi, 1987: 440].

Osservando attentamente questi esempi è possibile giungere alla conclusione che spesso il significato principale della parola хуй è: ничто, почти ничто, нуль (punti 4, 7, 8 e 10). [Dembska, 1997: 31]

Infine, ritengo doveroso citare una poesia in rima di Barkov, dalla serie Девичьи шалости, ancora tuttoggi molto diffusa tra i giovani e molto divertente [Ermolin, 1993: 209]:

Шел хуй по хую,

нашел хуй на хую,

взял хуй за хуй,

посмотрел хуй на хуй,

ну зачем мне хуй ?

когда сам я хуй ?

взял хуй за хуй

и выкинул на хуй.

 

(Tratto dalla tesi di laurea di Francesco Vaccarezza – Il мат russo tra storia e pragmatica, dell’Università degli Studi di Genova)

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Ad oggi, non esistono fonti  che possano con certezza accertare l’origine del мат; nel corso degli anni, però, si sono sviluppate due principali correnti di pensiero:

1) il мат era legato ai riti pagani sessuali; [Uspenskij, 1988, pag. 38, Религиозно-мифологический аспект русской экспрессивной фразеологии // Semiotics and the History of Culture. Ohio]

2) il мат è un’eredità dell’invasione tatara. [Ivi: 36]

Un’ulteriore tesi afferma che, le parole derivanti dal мат possedevano, in origine, due significati e che con l’arrivo del cristianesimo uno di questi ha assunto un’interpretazione negativa. [Ivi: 37]

 

1 – IL МАТ TRA CULTO AGRARIO E CULTO MARIANO


Secondo Uspenskij il мат era strettamente legato al lessico sacro ed era largamente rappresentato nei rituali pagani, nuziali, agrari, e nei riti legati alla fertilità della Madre-Terra (Мать Сыра Земля). I principi della fecondità erano legati al culto agrario, riconducibile ad almeno due divinità: una femminile, nella doppia funzione di partoriente e di nutrice, ed una maschile, fertilizzatrice. La Grande Dea, madre di tutti gli esseri viventi, vegetali, animali e uomini, s’identificava con la Terra, dalla quale tutto originava e alla quale tutto era ricondotto, in un ciclo eterno, dove la morte era origine della vita e non viceversa: un seme deve morire per poter dare vita a molti frutti. Il мат, inoltre, possedeva anche un nitido carattere anticristiano legato al paganesimo; infatti, nelle antiche scritture russe era considerato un tratto peculiare di un comportamento demoniaco. [Ivi: 41] Questo, è riscontrabile anche in una curiosa leggenda ucraina che colloca la nascita del diavolo nel momento in cui Dio:

тягнул из пекла людей один не стерпел и паруски загнул матам. И Исус Христос его не взял, и он заделался чортом. [Ivi: 35]

Il мат ha rivestito anche un importante ruolo negli esorcismi; in alcuni casi, era utilizzato per curare gravi malattie che all’epoca erano causa di epidemie nei villaggi e, per questo motivo, viste come un prodotto della forza impura di Satana. [Ivi: 37] Nel culto pagano era anche considerato la causa principale dell’ira di Dio (tutt’ora in Bielorussia!), pensiero strettamente legato ai testi apocrifi dell’antica Russia. [Zelenin, pag. 18, Табу слов у народов Восточной Европы и Северной Азии, in Quaderni di semantica, a. X, n. 1, 1989] La ragione principale di tale concezione può riferirsi alla Madre-Terra, la quale può essere associata sia alla donna-madre carnale sia alla Madonna (Богородица): si pensa, infatti, che il мат venisse usato in origine nel culto agrario e che, successivamente, sia stato assimilato dai cristiani ed esteso al culto mariano. [Uspenskij, 1988: 38] Solamente con l’arrivo del cristianesimo il lessico legato alla sfera sessuale è diventato tabù, perché ritenuto volgare.

Anche secondo Zelenin [1989: 388] il мат era utilizzato da talismano, da difesa contro i demoni malvagi; ad esempio, l’espressione ёб твою мать, “mi sono scopato tua madre”, attestata fin dal 1656 e tuttoggi diffusissima in Russia, in origine veniva utilizzata per sottolineare la giovane età e l’inesperienza della persona oggetto dell’insulto. Colui che esprimeva l’ingiuria, in questo caso, si poneva come padre dell’interlocutore; infatti, il significato principale di tale espressione è “potrei essere tuo padre”. Demoni, spiriti del bosco o qualunque altro spirito impuro, dinnanzi a quest’imprecazione di sfacciata e fittizia paternità, si spaventano e allontanano “liberando” dal male chi la pronuncia. Sempre riguardo a quest’espressione, Uspenskij [1987] afferma che sia un frammento della remota formula mitologica panslava (o slava comune) *pesъ jebъ tvoju matь, ovvero ты – пёсье отродье, сукин сын (tu, razza di un cane, figlio di puttana)

In un decreto emanato nel 1648 dal secondo zar appartenente alla dinastia dei Romanov, Aleksej Mihajlovič, veniva sottolineta l’inammissibilità del turpiloquio nei riti nuziali:

на браках песней бесовских не пели, и никаких срамных слов не говорили […] а в навечери Рождества Христова и Васильева дня и Богоявления Господня колед и плуг и усеней не кликали, и песней бесовских не пели, матерны и всякою неподобною лаею не бранилися.

In passato, le donne erano continuamente paragonate alla Madre-Terra: questo, si può verificare anche nei i racconti della raccolta intitolata “Fiabe russe proibite” di A.N. Afanasjev, ad esempio: титьки – “сионские горы”, пуп – “пуп земли”, vulva – “ад кромешный”. (cfr. Русские заветные сказки, 1991 :92)

Molti autori contemporanei sono dei veri e propri ammiratori del мат; ad esempio, Juz Aleškovskij, virtuosista del turpiloquio, in un’intervista per Аргументы и Факты, afferma:

“Quello che noi oggi chiamiamo мат in origine non erano che termini usati in riti sacri. Sacralità legata anche  agli organi genitali maschili e femminili in quanto in grado di generare la vita. Ritengo che il loro funzionamento sia molto più importante di quello del cervello.” [Šigareva, Шигарева Ю., 1999, Мат – слова священные, Аргументы и факты, №38, pag. 19]

Probabilmente Juz Aleškovskij ha ragione; basti pensare al celebre dio Святовит (Dio della terra e della guerra) la cui iconografia è rappresentata da un fallo di dimensioni gigantesche.

 

2 – IL МАТ COME EREDITÀ DELLINVASIONE TATARA


Per la maggior parte dei linguisti, però, l’origine del turpiloquio è da attribuire all’invasione tatara nella Rus’ avvenuta nel XIII secolo.

Aleksej Plucer-Sarno, autore di un’importantissima raccolta di матерные слова suddivisa per tematica in ben 12 volumi, dichiara:

La teoria che afferma che il turpiloquio russo sia di origine tatara è una stupidaggine, e va assolutamente dimenticata. Sono i tatari che hanno assimilato il мат da noi, e non viceversa. I termini volgari che iniziano per п– e per х– sono senza dubbio di origine slava. La radice блядь è sicuramente russa. [Vai al sito]

In seguito all’invasione tatara del 1342, avvenne un processo di “volgarizzazione” della lingua che portò alla nascita di termini ed espressioni volgari ancora oggi in uso. Nel corso dei secoli questi vocaboli sono stati tramandati non solo di generazione in generazione, ma anche di cultura in cultura. Questo è riscontrabile analizzando lessici di differenti lingue di origine slava: infatti, in questo caso, è possibile riscontrare l’esistenza di molti termini parasinonimici, basti pensare al termine serbo ebene che è facilmente riconducibile all’ебать russo).

Solamente con la rivoluzione del 1917, i volgarismi russi assunsero un ruolo molto importante, soprattutto nella vita politica politica, in quanto venivano utilizzati per enfatizzare i discorsi propagandistici.

La continua deportazione di numerosi gruppi di persone nei gulag, avvenuta tra gli anni ’20 e gli anni ’60, e la diffusione del samizdat , diedero una “spinta” notevole all’evoluzione del turpiloquio russo che divenne così caratteristica imprescindibile del linguaggio criminale (язык зоны), dei carcerati e della mafia, dando vita al linguaggio cosiddetto язык зоны (блатная фения, братковский язык, o блатная музыка). Questa nuova tipologia di idioma criminale comprende più di 10000 parole e espressioni; ne esiste uno comune ed uno specializzato per settori, in cui rientrano i linguaggi delle singole categorie criminali, come: truffatori, narcotrafficanti, taglieggiatori, ecc. Nacque soprattutto per mantenere una certa riservatezza nelle comunicazioni all’interno del gruppo e per farsi riconoscere (utilizzandolo come una sorta di linguaggio criptato). Per poter intendere meglio quanto fosse impossibile poter decriptare questa tipologia gergale, riporto qui una frase esempio sia in lingua normativa che non:

Да позаторбил басве слемзить: астона басбинска ухалила дряботницей. (gergo)

Да позабил тебе сказать: жена твоя поумерла весною. (russo normativo)

(Sì, mi sono dimenticato di dirti: tua moglie è morta questa primavera)

Con l’abrogazione della censura e la proclamazione della libertà di parola all’inizio degli anni ’90, molti giornalisti e scrittori si sono mostrati favorevoli all’uso di espressioni volgari nei quotidiani, nella letteratura e nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, dando il via ad un vero e proprio processo di  “democratizzazione” della lingua russa contemporanea. Tuttavia, l’utilizzo di матерные выражение nei testi letterari ha provocato reazioni diverse tra i linguisti; alcuni, tra cui Skvorcov [1994: 12], affermano che i volgarismi  possоno “rovinare”  in qualche modo la lingua russa e proprio per questo motivo devono assolutamente essere evitati, specialmente nei testi scritti. Altri, come Aleškovskij, considerano il мат un “patrimonio nazionale”, affermando che “farne un uso non spropositato possa rendere più realistiche le proprie opere” [http://www.krugosvet.ru/articles/67/1006713/1006713a1.htm], o, come M. Kabakov e I. Volgin, i quali ritengono indispensabile “custodirlo essendo questo parte inscindibile della cultura russa”.

Il мат, a differenza dei linguaggi volgari degli altri idiomi europei, è una vera e propria lingua che opera parallelamente al lessico normativo e che è in grado di esprimere tutto, o quasi tutto; infatti, dove questo non risulta possibile, vengono in aiuto la mimica, l’intonazione, i gesti e anche il contesto in cui si svolge la comunicazione. Ad esempio: “Ну, хули ты? Да ни хуя! А хули делать-то будем? –Дл хуй с нум! – Ни хуя себе! Это ж пиздец полный! Ни хуя, прорвемся!”. [Kovalev, 2005: 184]

 

(Tratto dalla tesi di laurea di Francesco Vaccarezza – Il мат russo tra storia e pragmatica, dell’Università degli Studi di Genova)

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Una delle difficoltà in cui si imbattono spesso russisti stranieri e traduttori dal russo è dovuta dalla mancanza di informazioni sufficienti al fine di dar loro la possibilità di decifrare tutte le sfumature del russo non standard, ovvero quel linguaggio fortemente tabuizzato che di solito viene indicato con il termine mat. Il fenomeno del мат risulta interessante per due principali ragioni: in primo luogo, va studiato per classificare lessemi della lingua russa. Va ricordato, infatti, che durante il periodo della censura sovietica (definito dai russi эпока пуризма), più di 1000 lessemi sono scomparsi perché non registrati all’interno dei dizionari. In secondo luogo, la continua evoluzione linguistica, soprattutto orale, fa sì che i volgarismi assumano sempre più importanza pragmatica. Approfondire la ricerca sul turpiloquio russo può risultare molto importante per la maggior parte dei traduttori che, per mancanza di appositi strumenti, non riescono a trovare una valida equivalenza pragmatica.

Se per i traduttori russi l’ostacolo maggiore è riuscire a tradurre parole espressive o espressioni (soprattutto americane) provenienti dal lessico criminale, pornografico, ecc., per i traduttori stranieri questo scoglio è rappresentato proprio dal мат.

Contrariamente ad altre lingue europee, in russo non esistono locuzioni o termini di uso triviale con contenuti offensivi e dissacranti verso una divinità. Il мат è una varietà molto diffusa del linguaggio osceno russo, strettamente legata alla sfera sessuale e formata esclusivamente da lessemi provenienti dalle radici еб-, пизд-, e хуй-; non è solamente un linguaggio composto di termini osceni, bensì una complessa struttura linguistica che opera parallelamente alla lingua russa standard.

Non bisogna confondere il мат con il semplice turpiloquio, poiché quest’ultimo gode di maggior libertà e minori restrizioni; infatti, caratteristica principale del мат è proprio la sua continua tabuizzazione sia nel linguaggio parlato che in quello scritto е, per questo motivo, viene spesso catalogato come нецензурная брань.

La lingua russa è molto ricca di parole omografe e omofone aventi significato completamente differente. Un esempio lampante lo si può incontrare proprio nella parola мат che può essere tradotta come:

– scacco matto (che trova le sue origini nella lingua persiana),

– materassino (da palestra),

– stuoia,

– opaco (linguaggio della fotografia),

– parolaccia,

– bestemmia.

Tuttavia, essendo un concetto puramente soggettivo, attribuirgli un significato preciso e univoco risulta quasi impossibile. L’etimologia può sembrare abbastanza chiaramente indoeuropea, *mater мать madre, ma alcuni specialisti suggeriscono un’altra ricostruzione. Così, per esempio, afferma L. I. Skvorcov, noto studioso e linguista russo,

Letteralmente la parola мат significa “grido”, “urlo”. Essenzialmente è un’onomatopea che riporta ai suoni prodotti involontariamente da varie specie animali nel periodo del calore, in altre parole mugolii e ruggiti propri della fase di accoppiamento. Per questo noi percepiamo un divieto morale già all’interno della parola stessa.

È stato appurato che le principali parole del mat, ебать – scopare, хуй – cazzo e пизда – figa, dal punto di vista etimologico, derivano da:

*jebti, che inizialmente significava стукнуть/ударить, colpire, обмануть,  truffare;

*huj, che proviene da хвоя (ramo o foglie);

* pisbda, che in origine definiva l’organo uretrale.

Quindi, il verbo slavo comune *jebati/jebti può avere tre significati:

1) стукнуть, ударить;

2) обмануть.

È interessante notare come questi significati coesistano tuttora all’interno della lingua russa, ебануть – ударить e стукнуть, обебать – обмануть, e siano stati praticamente conservati in tutte le lingue slave sotto censura. Nelle lingue lusaziane, invece, sono tutt’ora di uso comune; nel dizionario ufficiale della lingua lusiziana infatti troviamo: jebačny – обманный, jebak – обманщик, jebanje/jebanstwo – обман, мошенничество, jebас – обманывать. Possiamo riscontrare questo fenomeno analizzando lessici analoghi appartenenti a diverse lingue slave contemporanee. Per esempio il dizionario fraseologico dei volgarismi serbi, di Nadel’ko Bogdanovič, mostra come molte espressioni serbe siano molto simili a quelle russe: jебем те у дупу – fottiti. Possiamo anche notare modelli provenienti dallo slovacco, jebat’ koho čo – scopare o di nuovo dal polacco jebac – scopare.

(Tratto dalla tesi di laurea di Francesco Vaccarezza – Il мат russo tra storia e pragmatica, dell’Università degli Studi di Genova)

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